Pagelle Volta a Catalunya 2026: Vingegaard di nuovo perfetto, Martinez ancora convincente – Godon da protagonista, Evenepoel a metà: colpa della caduta?

Jonas Vingegaard (Visma | Lease a Bike), 10: Un’altra corsa a tappe dominata dal danese, che dopo la Parigi-Nizza fa sua anche la Volta a Catalunya con apparente semplicità. Nel primo arrivo in salita ha fatto praticamente ciò che voleva, ovvero scegliere il momento più congeniale per attaccare e poi staccare tutti gli avversari in modo netto. Nel secondo è stato più chirurgico per prendersi la vittoria, ma ancora una volta mettendoci davvero poco per restare solo al comando. Non c’è stata di fatto partita con i rivali e ora non resta che prepararsi per la prossima corsa che vuole dominare: il Giro d’Italia.

Lenny Martinez (Bahrain Victorious), 9: Il francese conferma i grandi passi in avanti fatti sia nella prestazione pura in salita che nella gestione tattica delle corse. Il secondo posto finale e la vittoria nella classifica di miglior giovane sono un risultato ottimo, che rappresentano forse il definitivo salto di qualità, dopo aver vinto l’ultima tappa della Parigi-Nizza. Da sottolineare anche la sua caparbietà, visto che era ammalato e poi è andato anche oltre la sfortuna Queralt, correndo gli ultimi due km con la ruota quasi a terra.

Dorian Godon (Ineos Grenadiers), 9: Il 29enne salva il bilancio della spedizione della squadra britannica, piuttosto deludente per quanto riguarda gli uomini di classifica. Nelle cinque tappe che si sono concluse in volata, infatti, il campione transalpino ha raccolto due vittorie, due secondi posti e un quarto, oltre a vestire per quattro giorni la maglia di leader della corsa e portare a casa la classifica a punti. Fare meglio di così era difficile.

Florian Lipowitz (Red Bull-Bora-hansgrohe), 8: Si ritrova leader della squadra nel primo arrivo in salita, vista la condizione non all’altezza di Remco Evenepoel e si fa subito trovare presente. Due ottime prestazioni lo portando al terzo podio in classifica generale, un risultato importante anche per far capire chiaramente che può essere lui il capitano del team. Nell’ultima tappa forse non si è mosso al meglio, ma resta comunque un’ottima settimana.

Valentin Paret-Peintre (Soudal Quick-Step), 8: Il quarto posto generale è uno dei suoi migliori risultati in classifica della carriera. Dopo aver dimostrato nelle scorse stagioni di essere un grande attaccante nelle tappe di montagna, il francese quest’anno sembra aver trovato anche la quadra per lottare con i migliori in classifica. Si mette alle spalle diversi corridori più quotati di lui alla vigilia, quindi non può che essere una prestazione positiva.

Giulio Ciccone (Lidl-Trek), 7: Una corsa vissuta sempre all’attacco, che lo premia con la conquista della maglia di miglior scalatore. L’abruzzese è uscito subito di classifica e ha quindi potuto correre con maggiore libertà le due tappe di salita, andando in entrambe in fuga da lontano e provando a resistere il più a lungo possibile al rientro dei big. Un tentativo vano, così come l’azione nell’ultima tappa, ma sicuramente ha provato a lasciare il segno.

Magnus Cort (Uno-X Mobility), 7: Alla sua maniera, piazza un unico vero guizzo, ma lascia un segno indelebile sulla corsa, portando a casa una vittoria preziosa, per lui e per la squadra. Raccoglie poi anche un quinto posto e si concede una mezza giornata in fuga nell’ultima tappa. Quando il percorso è adatto a lui, rimane una garanzia.

Bradley Gilmore (NSN Cycling Team), 7: Va a segno nella tappa conclusiva e si prende la prima vittoria nel WorldTour. L’australiano è stato davvero bravo a cogliere il tempismo perfetto nello sprint sul traguardo di Barcellona. Infatti si è messo alla ruota di Godon, ha sfruttato la sua scia e poi lo ha saltato in rimonta con il colpo di reni finale, per prendersi il successo più importante della carriera.

Ethan Vernon (NSN Cycling Team), 7: Alla fine, nell’ultima occasione utile, riesce a ripagare il tanto lavoro svolto per lui dai compagni di squadra nelle prime giornate di gara, conquistando l’accorciata quarta tappa grazie a un ottimo lead-out e partendo al momento giusto in un finale complicato da una pericolosa doppia curva.

Felix Gall (Decathlon CMA CGM), 6,5: A una prova eccellente nella prima vera tappa di montagna, fa seguire una giornata ben poco convincente, che lo vede scivolare giù da quel podio che poteva essere decisamente alla sua portata. L’impressione è che ancora debba trovare una completa maturazione, al netto di ormai indiscusse qualità da scalatore. Come lui, chiude nella top-10 finale il compagno di squadra Matthew Riccitello (6), che però si è visto molto poco durante questa settimana.

Remco Evenepoel (Red Bull-Bora-hansgrohe), 6 : Difficile giudicare una settimana che ha visto il belga di fatto sempre protagonista, nel bene e nel male. Partito forte con un secondo posto, nella terza tappa stava per compiere un capolavoro all’attacco, ma poi è arrivata quella caduta all’imbocco dell’ultima rotonda che ha compromesso tutto. La condizione non è stata quindi più inevitabilmente la migliore, ma il campione olimpico non si è arreso, stringendo i denti nel primo arrivo in salita e poi mettendosi a disposizione del compagno di squadra Lipowitz nel secondo. Nella tappa conclusiva invece la squadra ha lavorato tutta per lui, ma gli è mancato il guizzo finale.

Mattias Skjelmose (Lidl-Trek), 6: Alla prima corsa a tappe “vera”, dopo più di 6 mesi, il danese lancia qualche buon segnale, pur rimanendo lontano dalla lotta per il podio. Chiude settimo in graduatoria, con la speranza di poter vivere un periodo senza problemi fisici di sorta.

Cian Uijtdebroeks (Movistar), 6: Era il primo impegno agonistico di questo livello, dopo un lungo periodo, per il belga, che ne esce tutto sommato bene. Chiude all’ottavo posto della generale ed era difficile attendersi di più: da vedere se si tratta dell’inizio di un nuovo percorso di consolidamento o se, con questi avversari, si tratta di un livello oltre il quale sarà molto dura andare.

Richard Carapaz (EF Education-Easypost), 6: Sembra stia mettendo a punto il “motore” in vista del Giro d’Italia, dove però gli servirà ben altro regime per riuscire a dare qualche grattacapo a Vingegaard. In luce nella tappa di Queralt, chiude fra i migliori 10 della generale, portando anche qualche punto che potrà essere utile alla causa della sua squadra in futuro.

Lorenzo Fortunato (XDS Astana), 6: La concorrenza, fra gli uomini da montagna, era davvero qualificata e il bolognese finisce nella seconda pagina della classifica generale (14esimo posto finale), confermandosi comunque risorsa affidabile per la squadra kazaka.

Luca Vergallito (Alpecin-Premier Tech), 6: Piazzamento finale da “seconda fila” in classifica generale anche per il milanese, che rimane comunque la miglior soluzione per questo tipo di corsa nell’ambito della squadra belga. Si toglie inoltre lo sfizio di lanciarsi nella volata conclusiva di Barcellona, raccogliendo un discreto settimo posto.

Filippo Baroncini (UAE Team Emirates XRG), 6: Bello ritrovarlo in gara, dopo tutto quello che ha passato, e bello saperlo anche determinato a portare a termine la corsa. Tutti chilometri che potranno sicuramente essergli utili nel suo percorso verso il ritorno ai suoi migliori livelli.

Toon Aerts (Lotto-Intermarché), 6: Assieme a Baptiste Veistroffer (6), in fuga nelle prime tre tappe e portatore della maglia della classifica GPM per cinque, il campione europeo di ciclocross è colui che si mette maggiormente in mostra per la formazione belga, cogliendo due buone top-10 in altrettante volate e sfiorando il podio nella terza frazione.

Noa Isidore (Decathlon CMA CGM), 6: Due bei piazzamenti allo sprint per il 21enne transalpino, che addirittura sfiora il suo primo successo tra i pro’ quasi rimontando Cort sul traguardo di Banyoles.

Oscar Onley (Ineos Grenadiers), 5,5: Da lui, probabilmente, la squadra si aspettava qualcosa in più, dato che il dodicesimo posto nella classifica finale, per un corridore che rappresenta una grande speranza (e anche un grande investimento), non è un risultato eccezionale. Considerando che recentemente aveva dovuto ritirarsi dalla Parigi-Nizza, forse c’è qualche attenuante in termini di condizione, ma di certo non ha brillato.

João Almeida (UAE Team Emirates XRG), 5: Arrivava da un malanno e probabilmente ha preso la corsa più come una preparazione che non come un obiettivo. Rimane però il fatto di una condizione che pare da ricostruire daccapo, soprattutto pensando al Giro d’Italia e al livello a cui stanno viaggiando i rivali, uno in particolare… Nella sua settimana c’è anche una caduta, a dimostrazione che quando le cose girano male, può essere molto difficile raddrizzarle.

Groupama-FDJ United, 4,5: La formazione francese non si vede praticamente mai, né in fuga (tranne Molard nella sesta tappa, ma senza brillare), né in volata, né con i suoi uomini di classifica, David Gaudu e Guillaume Martin, che chiudono molto lontani dai migliori.

Derek Gee (Lidl-Trek), sv: Attardato sin dalla prima tappa, il canadese non migliora nelle giornate seguenti e finisce per ritirarsi alla vigilia della quinta frazione, dopo non essere stato bene per tutta la settimana.

Tom Pidcock (Pinarello-Q36.5 Pro Cycling Team), sv: Confermando l’ottima gamba mostrata alla Milano-Sanremo, il britannico è pimpante sin dalla prima tappa, chiusa al terzo posto, piazzamento che replica anche nella quarta frazione. Il giorno successivo, però, è vittima di una caduta che, fortunatamente, non ha conseguenze più gravi di qualche lesione minore, costringendolo comunque al ritiro.

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